Einleitung/Introduzione
Un altro libro su Hitler. Non c'è altro personaggio della storia contemporanea sulla quale si sia scritto di più. Almeno 67 biografie, più o meno serie, del dittatore tedesco nelle lingue più svariate sono state pubblicate negli ultimi cinque decenni, senza contare traduzioni, sunti e numerosi scritti celebratori di simpatizzanti neonazisti.
Gli studi di carattere scientifico su singoli aspetti della vita di Hitler, sul suo regime e sulle conseguenze del suo governo, in tutte le lingue, si contano addirittura nell'ordine delle centinaia. Soltanto sulle sue ultime settimane di vita a Berlino e sul bunker sotto i Giardini ministeriali, nel quale Hitler si tolse la vita il 30 aprile 1945, esistono numerosi volumi.
Nel solo 2002 sono usciti ben tre bestseller: le memorie di Traudl Junge Fino all'ultima ora (edizione italiana per Mondadori) ricostruiscono l'accaduto dal punto di vista di una segretaria di Hitler; Joachim Fest, a lungo editore dell'autorevole quotidiano »Frankfurter Allgemeine Zeitung«, ha dedicato alle due settimane che vanno dall'inizio dell'offensiva sovietica su Berlino al suicidio di Hitler il suo saggio La caduta (ed. it. Garzanti).
Nell'imponente volume Berlino 1945 (ed. it. Rizzoli) descrive invece l'inglese Anthony Beevor, nel tradizionale stile britannico delle cronache militari, gli ultimi sei mesi del Terzo Reich. La sua attenzione si concentra in particolar modo sugli aspetti della difficile sopravvivenza e della morte in massa nella capitale del Reich.
Un ruolo centrale in questi testi, così come nella maggior parte degli altri libri sulla fine di Hitler, è occupato dall'ultimo rifugio del dittatore, il Führerbunker. Con tutta probabilità non esiste altra costruzione sotterranea che sia stata più volte descritta del rifugio antiaereo della Cancelleria nel vecchio quartiere governativo di Berlino. Certamente nessun edificio, inaccessibile e ampiamente distrutto, è stato mostrato in così tante ricostruzioni.
Dalla prima pianta, tracciata dopo la guerra e pubblicata nel 1946, fino ad illustrazioni di artisti, le riproduzioni del Führerbunker sono oltre una dozzina, escluse le copie e i plagi apparsi soprattutto in numerosi articoli di giornale e libri. Quasi nessuna biografia o volume fotografico su Hitler viene pubblicato senza un'illustrazione di questa caverna di cemento.
Ma, fatto ancora più importante, nessuno dei numerosi volumi sulla morte del dittatore rinuncia a raccontare il suicidio di Hitler. La lodevole opera di Anton Joachimsthaler Hitlers Ende. Legenden und Dokumente (»La fine di Hitler. Leggende e Documenti«) contiene per esempio una piantina ettagliatissima dell'edificio, sebbene non si conservi alcun piano di costruzione originale. Nelle pubblicazioni della piccola, ma attiva comunità dei »ricercatori di bunker« tedeschi si trovano spesso ricostruzioni del Führerbunker.
Nessuno studio è tuttavia all'altezza del lavoro dei berlinesi Dietmar e Ingmar Arnold, i quali nei loro volumi, per esempio Dunkle Welten (»Mondi oscuri«, pubblicato con Frieder Salm), Der Potsdamer Platz von unten (»La Potsdamer Platz da sotto«) e Sirenen und gepackte Koffer (»Sirene e valigie fatte«, insieme a Reiner Janick), pubblicano piante estremamente dettagliate e attendibili del bunker di Hitler.
Allora, perché un altro libro su Hitler e la sua fine nel Führerbunker? Innanzitutto perché questa costruzione, dopo quasi sei decenni, continua ad affascinare. All'inizio del XXI secolo gruppi di turisti si recano quasi quotidianamente nella zona, attirati dall'oscuro fascino del luogo. Non si tratta affatto di eterni nostalgici o neonazisti, bensì di appassionati di storia provenienti da diversi paesi, alla ricerca di questo sito storico. Nel cuore della capitale tedesca, al centro di un paesaggio storico straordinariamente ricco con numerose mostre, monumenti commemorativi e tavole informative sulla storia contemporanea, non c'è tuttavia nulla che ricordi l'esistenza di questo edificio e la sua storia.
Un'altra buona ragione per questo libro è la mancanza, a Berlino come sul mercato librario tedesco in generale e tanto meno all'estero, di chiare e fondate informazioni sull'argomento. Ciò soprattutto perché le conoscenze a disposizione sono sparpagliate fra le numerose opere sulla vita e la morte di Hitler, sulla battaglia finale nella capitale del Reich e sulla storia dei mondi sotterranei di Berlino. Nessuna di queste abbraccia allo stesso tempo la costruzione del bunker sotto la superficie dei Giardini ministeriali e la narrazione dei drammatici avvenimenti degli ultimi 105 giorni dell'esistenza di Hitler. Una terza ragione, infine, è l'abbondanza di fonti sulla storia del bunker che non sono state ancora esaminate in maniera sistematica.
Il presente lavoro si fonda sugli atti della Cancelleria conservati all'Archivio federale di Berlino e di quelli del Ministero per la Sicurezza di Stato (Stasi, Servizio segreto della Germania Est) nell'Archivio della Commissione federale per i documenti della Stasi. Esso si basa inoltre sulla collezione privata del pittore, grafico e illustratore berlinese Erhard Schreier, che ha documentato la demolizione delle lastre di cemento del bunker nel 1988.
Tutte queste fonti sono state utilizzate soltanto in misura ridotta per altri libri su diversi aspetti del tema. Manca invece fino ad oggi un'esauriente ricostruzione che si basi proprio su queste fonti. Non c'è dunque da meravigliarsi se, ancora negli anni Novanta, il presunto bunker di Hitler sia stato »ritrovato« nella zona dei Giardini ministeriali una mezza dozzina di volte.
Persino quotidiani rinomati come il »Weltwoche« di Zurigo e la »Frankfurter Allgemeine Zeitung«, lo »Spiegel« e il »Berliner Zeitung« pubblicarono contributi sulla misteriosa costruzione basandosi su informazioni vecchie o completamente false.
I giornali scandalistici fecero quasi a gara con i loro titoli ad effetto. Il quotidiano »Super« uscì addirittura il 2 luglio 1992 con il titolo, in parte stampato in caratteri gotici: »Se lo sapesse il Führer – il suo bunker, un monumento«. Proprio in quel periodo studiosi rinomati come Daniel Goldmann chiedevano a gran voce la »trasformazione« del Führerbunker, che si supponeva ancora accessibile e invece da tempo esistente soltanto a frammenti, in un monumento di commemorazione.
I Giardini ministeriali di allora fanno parte oggi del nuovo quartiere governativo nel cuore di Berlino. Qui hanno la propria sede diverse rappresentaze degli Stati federali tedeschi (Länder) presso la Capitale e qui vivono anche diverse migliaia di persone nell'ultimo grande complesso di case popolari rimaste della DDR.
Prossimamente, nelle immediate vicinanze, centinaia di migliaia di turisti saranno attirati dalle 2700 steli del Memoriale dell'Olocausto. L'obiettivo di questo libro è dare la possibilità al lettore di informarsi sul tanto oscuro quanto affascinante rifugio antiaereo, sulla costruzione, l'utilizzo e l'eliminazione del Führerbunker nonché sul mito, che nonostante tutto continua ad interessare.
Le illustrazioni a pagina 12-13 mostrano la struttura delle due ali del bunker, ricostruite nella maniera più esatta oggi possibile. Per la loro realizzazione si è tenuto conto di informazioni e atti di ogni genere risalenti al periodo della costruzione dell'impianto, delle testimonianze di occupanti del bunker sopravvissuti e di quelle di »turisti« del bunker fra le file degli Alleati, nonché delle ricerche della Stasi negli anni Settanta e di bozzetti privati dell'epoca della demolizione. Per quanto riguarda il ritrovamento di ulteriori e più precise fonti, per esempio di piani di costruzione originali, le speranze sono assai esigue.
Ad ogni modo non si può escludere del tutto questa eventualità: negli archivi di Mosca devono essere conservate relazioni di inchiesta sovietiche mai pubblicate risalenti all'anno 1946, cioè al periodo del primo, malriuscito tentativo di demolire il bunker.
Nulla si sa circa la qualità di tali documenti. Variazioni importanti rispetto alle ricostruzioni contenute in questo libro sono tuttavia difficilmente immaginabili. Chi scrive un libro sul nazismo e in particolar modo sulle alte sfere del regime, è costretto a operare con la loro lingua. Per questo molti termini caratteristici della »Lingua Tertii Imperii«, titolo del brillante lavoro sulla lingua del Terzo Reich dello studioso di lingue romanze Victor Klemperer, impongono l'uso di virgolette per prenderne le distanze. Tuttavia, per ragioni puramente pratiche, rinunciamo qui a mettere fra virgolette termini come Führer, Großdeutschland o Terzo Reich. Lo stesso vale per vocaboli di uso corrente durante il regime come Wolfschanze (il quartier generale di Hitler a Rastenburg), Endsieg (»vittoria finale«) o V-Waffen (»armi V«).
Solo laddove l'origine nazista di talune parole o il loro cambiamento di significato in funzione dell'ideologia criminale non sia riconoscibile senza ulteriori spiegazioni, si ricorrerà a virgolette di citazione. Un libro come questo riesce solo grazie alla cooperazione di diverse persone. L'idea è di Wieland Giebel della libreria Berlin Story.
Le illustrazioni sono opera di Kathrin Hirthammer, che ha curato la grafica del volume. L'accurata ricerca dei diritti del materiale fotografico in tutta Europa è stata effettuata invece da Swantje Kaposty. Erhard Schreier, probabilmente l'ultimo visitatore del Führerbunker, ha sostenuto il lavoro con il suo enorme sapere, dando un importante contributo alla documentazione.
Dietmar e Ingmar Arnold e Klaus Topel hanno amichevolmente riletto parti del manoscritto. Jörg Rudolph dell'Istituto privato di ricerca storica Facts & Files ha aiutato con i suoi contatti presso gli archivi. Lars-Broder Keil è stato come sempre un coscienzioso correttore. Gabriele Dietz, nella funzione di editor attenta, ha procurato all'autore ulteriore lavoro al fine di rendere il testo al lettore il più chiaro possibile. A tutti vanno i ringraziamenti dell'autore.
Nonostante l'aiuto di questi amici e colleghi, non si può escludere l'eventualità di piccole inesattezze. La responsabilità di queste è dell'autore. Segnalazioni di errori alla casa editrice sono assolutamente benvenute.
Berlino, agosto 2003 Sven Felix Kellerhoff |